Quando si parla di biocombustibili o biocarburanti, spesso ci si riferisce al biodiesel, un liquido ambrato di consistenza simile al gasolio, ma ottenuto direttamente da fonti rinnovabili come olii vegetali o grassi animali.
Rispetto all’uso del gasolio, i biocarburanti offrono molteplici vantaggi, quali un’importante riduzione di ossido di carboni, l’assoluta mancanza di emissioni di idrocarburi aromatici (come il benzopirene) e di diossido di zolfo, e una notevole diminuzione delle polveri sottili, provenienti dell’inquinamento urbano. In più, i biocombustibili possono produre trenta volte più energia per ettaro di qualunque altra fonte energetica sostenibile.
Ricordiamo inoltre che il biodiesel è un biocarburante rinnovabile, biodegradabile e fornisce un rendimento energetico pari a quelli combustibili d’origine minerali; in più, vanta un’ottima affidabilità nelle prestazioni degli automobili e degli impianti destinati al riscaldamento.
C’è un tipo di biodiesel attualmente nella mira dei ricercatori, ed è quel che può ottenersi dalle alghe o microalghe; questo nuovo biocombustibile sarebbe molto interessante sopratutto perché evita il principale svantaggio di queste soluzioni energetiche: quel di dover impiegare gli alimenti, che già scarseggiano in tante popolazioni, come fonti di energia.
Si tratta di una serie di alghe geneticamente modificate con la finalità di sintetizzare combustibile in grandi quantità, attraverso un semplice processo chimico che include le alghe, l’anidride carbonica che viene generata dalla fotosintesi, la luce solare e acqua.
Non tutte le alghe (esistono oltre 300.000 tipi sulla terra) hanno la proprietà di produrre combustibile; solo questo gruppo di circa 2.000 microalghe specifiche che contengono degli olii vegetale nella loro struttura.
Queste microalghe assorbono CO2 e vantano livelli di produttività nettamente superiori rispetto ai vegetali al momento impiegati per produrre biodiesel o bioetanolo; difatti, possono crescere fino a 30 volte più rapido dei vegetali terrestri. Ma come dicevamo all’inizio, il loro principale vantaggio è quel di non essere in concorrenza con l’uso nell’alimentazione umana o animale, a differenza della canna da zucchero, soya o altre colture impiegati per produrre biocarburanti. In più, per la sua coltivazione estensiva basta uno spazio relativamente limitato.
Attualmente, la ricerca nel settore delle microalghe come rimpiazzo alla benzina, punta sui sistemi di produzione di massa, distribuzione e modifiche ai motori, perché il combustible che producono è diverso a quello tradizionale. Restano però alcuni dubbi riguardo la minaccia alla biodiversità che potrebbe portare la coltivazione estensive di alghe transgeniche. Purtroppo, non tutti i ricercatori sono d’accordo nell’effettivo “basso impatto” ambientale di queste microalghe per la produzione di biodiesel. Bisognerà dunque aspettare i risultati dei molteplici studi scientifici che si stanno realizzando su questa materia.







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